mercoledì 13 giugno 2007

Un amico ricorda padre Ganni, ucciso in Iraq


L'ultima messa di padre Ragheed, martire della Chiesa caldea
L'hanno ucciso a Mosul, assieme a tre suoi suddiaconi. In un Iraq martoriato, era uomo e cristiano di fede limpida e coraggiosa. Ecco un suo ritratto, scritto da chi lo conosceva bene
(Sandro Magister)
ROMA, 5 giugno 2007 – L'hanno ucciso la domenica dopo Pentecoste dopo che aveva celebrato messa nella chiesa della sua parrocchia dedicata allo Spirito Santo, a Mosul.
Hanno ucciso padre Ragheed Ganni, sacerdote cattolico caldeo, assieme ai tre suddiaconi che erano con lui, Basman Yousef Daud, Wahid Hanna Isho, Gassan Isam Bidawed.
Gli assalitori hanno allontanato la moglie di quest'ultimo e hanno abbattuto i quattro a sangue freddo. Poi hanno collocato attorno ai loro corpi delle auto cariche d'esplosivo perché nessuno osasse avvicinarsi. Solo a tarda sera la polizia di Mosul è riuscita a disinnescare gli ordigni e a raccogliere i corpi.
La Chiesa caldea li ha subito pianti come martiri. Da Roma Benedetto XVI ha pregato.
Padre Ragheed era uno dei testimoni di vita cristiana più limpidi e coraggiosi, in un paese dei più martoriati. Era nato a Mosul 35 anni fa. Laureato in ingegneria all’università locale nel 1993, dal 1996 al 2003 ha studiato teologia a Roma all’Angelicum, l'Università Pontificia San Tommaso d'Aquino, conseguendo la licenza in teologia ecumenica.
Oltre all'arabo, parlava correntemente italiano, francese e inglese. Era corrispondente dell'agenzia internazionale "Asia News", del Pontificio Istituto Missioni Estere.
Il giorno dopo il suo martirio "Asia News" ha pubblicato di lui questo ritratto:
"L’Eucaristia ci ridona la vita che i terroristi cercano di toglierci"
Senza domenica, senza l’Eucaristia i cristiani in Iraq non possono vivere”: padre Ragheed raccontava così la speranza della sua comunità abituata ogni giorno a vedere in faccia la morte, quella stessa morte che ieri pomeriggio ha affrontato lui, di ritorno dalla messa.
Dopo aver nutrito i suoi fedeli con il corpo e il sangue di Cristo, ha donato anche il proprio sangue, la sua vita per l’unità dell’Iraq e per il futuro della sua Chiesa.
Con piena consapevolezza questo giovane sacerdote aveva scelto di rimanere a fianco dei suoi fedeli, nella sua parrocchia dedicata allo Spirito Santo, a Mosul, giudicata la città più pericolosa dell’Iraq, dopo Baghdad. I
l motivo è semplice: senza di lui, senza il pastore, il gregge si sarebbe smarrito. Nella barbarie dei kamikaze e delle bombe almeno una cosa era certa e dava la forza di resistere: “Cristo – diceva Ragheed – con il suo amore senza fine sfida il male, ci tiene uniti, e attraverso l’Eucaristia ci ridona la vita che i terroristi cercano di toglierci”.
È morto ieri, massacrato da una violenza cieca.
Ucciso di ritorno dalla chiesa, dove la gente, anche se sempre meno, sempre più disperata e impaurita, continuava però a riunirsi come poteva.
“I giovani – raccontava Ragheed alcuni giorni fa – organizzano la sorveglianza dopo i diversi attentati già subiti dalla parrocchia, i rapimenti e le minacce ininterrotte ai religiosi. I sacerdoti dicono messa tra le rovine causate dalle bombe.
Le mamme, preoccupate, vedono i figli sfidare i pericoli e andare al catechismo con entusiasmo.
I vecchi vengono ad affidare a Dio le famiglie in fuga dall'Iraq, il paese che loro invece non vogliono lasciare, saldamente radicati nelle case costruite con il sudore di anni. Impensabile abbandonarle”.
Ragheed era come loro, come un padre forte che vuole proteggere i suoi figli: “Quello di non disperare è un nostro dovere. Dio ascolterà le nostre suppliche per la pace in Iraq”. Nel 2003 dopo gli studi a Roma decise di tornare nel suo paese, “perché lì è il mio posto”. Tornò anche per partecipare alla ricostruzione della sua patria, alla ricostruzione di una “società libera”. Parlava dell’Iraq pieno di speranza, con il suo sorriso accattivante: “È caduto Saddam, abbiamo eletto un governo, abbiamo votato una Costituzione!”.
Organizzava corsi di teologia per i laici a Mosul; lavorava con i giovani; consolava le famiglie disagiate. In questo ultimo mese stava operando per far curare a Roma un bambino con gravi problemi alla vista. La sua è la testimonianza di una fede vissuta con entusiasmo.
Obiettivo di ripetute minacce e attentati fin dal 2004, ha visto soffrire parenti e scomparire amici, eppure ha continuato fino all’ultimo a ricordare che anche quel dolore, quella carneficina, quell’anarchia della violenza, aveva un senso: andava offerta.
Dopo un attacco alla sua parrocchia, la scorsa domenica delle Palme, 1° aprile, diceva: “Ci siamo sentiti simili a Gesù quando entra a Gerusalemme, sapendo che la conseguenza del Suo amore per gli uomini sarà la Croce. Così noi, mentre i proiettili trafiggevano i vetri della chiesa, abbiamo offerto la nostra sofferenza come segno d’amore a Gesù”.
Raccontava ancora poche settimane fa: “Attendiamo ogni giorno l’attacco decisivo ma non smetteremo di celebrare messa. Lo faremo anche sotto terra, dove siamo più al sicuro. In questa decisione sono incoraggiato dalla forza dei miei parrocchiani. Si tratta di guerra, guerra vera, ma speriamo di portare questa Croce fino alla fine con l’aiuto della Grazia divina”.
E tra le difficoltà quotidiane lui stesso si stupiva di riuscire così a comprendere in modo più profondo “il grande valore della domenica, giorno dell'incontro con Gesù Risorto, giorno dell'unità e dell'amore fra di noi, del sostegno e dell'aiuto”.
Poi le autobombe si sono moltiplicate; i rapimenti di sacerdoti a Baghdad e Mosul si sono fatti sempre più frequenti; i sunniti hanno iniziato a chiedere una tassa ai cristiani che vogliono rimanere nelle loro case, pena la loro confisca da parte dei miliziani.
Continua a mancare elettricità, acqua, la comunicazione telefonica è difficile. Ragheed comincia ad essere stanco, il suo entusiasmo si indebolisce. Fino a che, nella sua ultima mail ad "AsiaNews", il 28 maggio scorso, ammette: “Stiamo per crollare”.
E racconta dell’ultima bomba caduta nella chiesa del Santo Spirito, proprio dopo le celebrazioni del giorno di Pentecoste, il 27 maggio; della “guerra” scoppiata una settimana prima, con 7 autobombe e 10 ordigni in poche ore; del coprifuoco che per tre giorni “ci ha tenuti imprigionati nelle nostre case”, senza poter celebrare la festa dell’Ascensione, il 20 maggio.
Si chiedeva quale sentiero avesse imboccato il suo paese: “In un Iraq settario e confessionale, che posto sarà assegnato ai cristiani? Non abbiamo sostegno, nessun gruppo che si batta per la nostra causa, siamo soli in questo disastro. L’Iraq è già diviso e non sarà mai più lo stesso. Qual è il futuro della nostra Chiesa?”.
Ma poi a confermare la forza della sua fede, provata ma salda: “Posso sbagliarmi, ma una cosa, una sola cosa, ho la certezza che sia vera, sempre: che lo Spirito Santo continuerà ad illuminare alcune persone perché lavorino per il bene dell’umanità, in questo mondo così pieno di male”. Caro Ragheed, con il cuore che grida di dolore, tu ci lasci questa tua speranza e certezza. Colpendo te hanno voluto annientare la speranza di tutti i cristiani in Iraq. Invece, con il tuo martirio, tu nutri e doni nuova vita alla tua comunità, alla Chiesa irachena e a quella universale. Grazie, Ragheed!

mercoledì 23 maggio 2007

Per amore di verità...

Segnalo due link "attendibili" con info sulle vicende di questi giorni riguardanti la Chiesa (Santoro, Betori ecc.):

http://www.korazym.org/news1.asp?Id=23172

http://www.korazym.org/news1.asp?Id=23194

giovedì 17 maggio 2007

Gesù di Nazaret tra storia e teologia

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - ROMA - 12 maggio 2007

Dibattito tra Padre Raniero Cantalamessa Paolo Flores d’Arcais Paula Fredriksen Eugenio Scalfari. Conduce Corrado Augias.

Chi era davvero Gesù di Nazareth?

La questione ha riempito intere biblioteche, da quando ormai tre secoli fa si è iniziato a studiare in senso critico-scientifico, fuori dai dogmi, tutti i dati di cui disponiamo, dal numero crescente di Vangeli a disposizione (i cosiddetti apocrifi) ai dati archeologici, alla più larga conoscenza della realtà ebraica, romana, ellenistica, della Palestina del primo secolo e della diaspora dell’epoca. Ma oggi quel dibattito sembra assumere un interesse di massa, ben oltre l’ambito degli studiosi. Il rischio è che venga meno il rigore della ricerca. La necessità è che le acquisizioni della storiografia escano dai circuiti accademici, e che i diversi cristianesimi della fede si confrontino con i risultati più aggiornati della ricerca.



Padre Cantalamessa, predicatore del Papa, è tra i più noti biblisti ed esegeti italiani;


Paula Fredriksen, dell’università di Boston, è uno dei massimi studiosi mondiali del cristianesimo delle origini;


Paolo Flores d’Arcais ha dedicato al Gesù storico un saggio appena uscito su MicroMega.
E a dirigere il dibattito è stato Corrado Augias, autore con Mauro Pesce di quella “Indagine su Gesù” che è il fenomeno editoriale dell’anno.






Flores D'Arcais Scalfari Augias
Link correlati:
Intervento di Raniero Cantalamessa
Focus sul dibattito
Gesù delle fede così distante da quello storico

mercoledì 16 maggio 2007

Si cade dalla giostra e io sono caduto

Qui c'è un'intervista al chitarrista Nando Bonini, che per dieci anni ha condiviso la sua esperienza musicale con Vasco Rossi, i Righeira ed Edoardo Bennato, dove racconta la sua conversione.


Il "vizio" della musica però lo accompagna ancora. Produce e realizza musical che porta in giro per l'Italia.
Sul sito Italian Christian Contemporary Music c'è tutta l'intervista.

"Ho cominciato a suonare la chitarra a 6 anni. E già a quattordici giravo a far serate e a fare da supporter con il mio gruppo del tempo, i Boa.

Ho fatto tante esperienze e ho conosciuto tanta gente, praticamente tutti, nell'ambiente musicale. Sono arrivato a Bologna, da Vasco, come arrangiatore e musicista. Poi la grande occasione di suonare con lui e di seguirlo nei concerti. Mi sentivo forte, bravo, su un piedestallo.

E invece... [...] sono caduto e mi sono fatto molto male... avevo perso il senso dei veri rapporti: l'amicizia, la fede, la famiglia, le cose semplici e quotidiane che caratterizzano il cammino di tutti... il poter essere me stesso... per quello che sono e per quello che so dare a chi mi sta vicino... Ho fatto una scelta nella mia vita, purtroppo tardi...

La strada è ancora lunga e non smetto mai di mettermi in discussione. Ho scelto di seguire l'amore di Dio... Tutto ciò che faccio, lo faccio per amore di Dio". "Quando stai sulla giostra qualunque cosa tu faccia è giusta... tutti ti dicono bravo... ma quando cadi giù e ti fai male... allora solo le persone che contano ti rimangono vicino... lì ho capito che avevo tralasciato i veri valori della vita".

"Ho vissuto il mondo platinato dello "star-system" e la «vita spericolata». Ho dato un taglio a quella vita, sono sceso dalla giostra. Non si può vivere senza trovare il senso della propria vita, nemmeno se fai ciò che più ti piace e il successo ti accompagna..."

Non siamo migliori degli altri

Così ripete Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, ai numerosi visitatori che giugnono da ogni parte nella speranza di trovare risposte definitive ai loro dubbi. "In realtà - dice - il dubbio non è così lontano dalla fede, qualche volta, anzi, ne è inseparabile".
C'è un libro di Robert Masson, "Bose, la radicalità del Vangelo" che ci offre un percorso di conoscenza di questo gruppo ecumenico di cristiane e cristiani che si impegnano seriamente a vivere la radicalità del Vangelo di Gesù. Un'esperienza che può diventare "luce" per ogni persona in ricerca.

lunedì 14 maggio 2007

Cd di Roberto Bignoli per Giovanni Paolo II: NON TEMERE (Don't be afraid)

Il nuovo cd di Roberto Bignoli, cantautore di ispirazione cristiana, tra i più raffinati poeti del nostro tempo, è fuori commercio e sarà trasmesso da molte radio nel mondo, come omaggio personale di Roberto a Giovanni Paolo II, un Papa che amava molto la musica e che vedeva nell'arte uno strumento per avvicinarsi a Dio.
Proprio per questa ragione Roberto Bignoli ha voluto dedicare una canzone a Giovanni Paolo II. Come artista, si è sempre sentito in perfetta sintonia con i messaggi d'amore del Papa. Un Papa amico dei giovani. Un Papa amico di tutti.

Fu proprio Giovanni Paolo a invitare i giovani a non avere paura e ad aprire le porte a Cristo. Con il suo "Non temere", Roberto Bignoli vuole inserirsi nello stesso solco: offrire ai ragazzi di tutto il mondo un messaggio di speranza e d'amore infinito.
Per ricordarsi di guardare il cielo, pregando attraverso le note di una canzone.
(cfr. Carlo Climati)





Video dell'intervista

clicca sull'immagine di copertina del cd per raggiungere la pagina di Roberto e ascoltare tutta la canzone

venerdì 4 maggio 2007

Parliamo del Cristianesimo delle origini

Dopo il Codice da Vinci c'è un boom di autori che scrivono sul Cristianesimo: Corrado Augias e Mauro Pesce con "Inchiesta su Gesù", Pier Giorgio Odifreddi con "Perché non possiamo essere cristiani" (e meno che mai cattolici), per non citare che i più "venduti".Pare che questo campo offra un successo editoriale garantito, ma sotto ci stanno problemi molto più profondi, per i credenti e anche per i non credenti.Vogliamo parlarne insieme?